Le cornacchie nere e il ricordo di me bambina.

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Oggi giornata uggiosa. Camminando per i prati con Laika, su quel verde smeraldo, rumorose e indaffarate c’erano centinaia di cornacchie nere. E mi è ritornato in mente un fatto di quando ero molto piccola.

Avevo sette anni, vivevo in un posto dimenticato da dio, ma nella natura. Un giorno, in prossimità di un muretto di pietre, di quelli che segnano il confine di una proprietà terriera, ho notato una scatola di plastica, della grandezza di quelle del gelato che si vendono nei supermercati, ricoperta di sterpaglie. La curiosità di scoprire cosa contenesse mi spinse a cercare un bastoncino. Spostai delicatamente la superficie e vidi delle zampette di un volatile, immobili. Il cuore mi si fermò. Qualcuno aveva creato quel letto di morte per un uccello. Era un merlo. Piansi.
Rimisi tutto com’era prima del mio arrivo e corsi via. A casa pensai che sarei tornata nei giorni seguenti per verificare che fosse tutto vero e che nessuno si fosse accorto di quella presenza. Così feci, per circa una settimana, tutti i giorni. Imparai cosa significa la decomposizione di un corpo senza vita, fino a che… trovai quella tomba vuota.

All’epoca immaginai una sorta di resurrezione e mi piace pensarla così ancora oggi. Grazie alle mie lacrime quell’uccello era tornato a volare.

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