La mia Amsterdam. Spunti per il viaggio.

img_4650Spesso mi capita di sentirmi dire “Beh? Che si dice a Berlino?”, peccato che io viva, si, nella stessa Nazione in cui si trova Berlino, ma mi separano da lei almeno mille km! Diciamo che non è proprio dietro l’angolo! Rispondo sempre cortesemente “Bene, bene!” (seguito o inframmezzato da un sorriso ‘ebetato’).

In questo post, come promesso, parlerò (se ci riesco senza ripensare ad altri aneddoti come il precedente) di Amsterdam, ridente, incasinata, dolcissima e spaventosa città dell’Olanda.

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Ci siamo stati in vacanza per tre giorni io, Marito, Andrea (storico amico in trasferta sull’asse Torino-Stuttgart-Amsterdam) e i cani (si, è vero Amsterdam non è una città dove passeggiare con i cani, specie da turista, specie per il centro, ma ci arrivo…).

Per l’organizzazione del viaggio ho cercato di evitare gli hotels del centro, per quanto caratteristici e già sperimentati da Marito in altri soggiorni, sono carissimi e davvero poco confortevoli (almeno per la fascia di spesa prevista), certo comodi in quanto non hai necessità di spostarti coi mezzi (sei già lì), ma… ho sapientemente prenotato un hotel a dieci minuti di treno (con passaggio ogni 7-10 min.) dal centro della città, nella ridente cittadina di Zaandam, dove ho anche cercato una dog sitter per le ore diurne (la notte i cani hanno riposato con noi in hotel), per evitare di portarli nel delirio del centro e poter entrare in musei, negozi e nella fiumana senza stressarli troppo. Abbiamo così conosciuto Isabelle, francese, sarta che lavora in casa, con un gattone stupendo, iscritta ad uno dei siti di dogsitting che si trovano su internet. I cani hanno subito dimostrato di essere stati bene fin dal primo giorno, quindi anche loro se la sono goduta… Jago, affacciato ad una portafinestra che dava su un fiumiciattolo, ha passato le sue mattinate a fare la posta alle anatre, mentre Laika cercava di capire dove si trovasse e perché.

img_4678-modificatoPer accompagnare i cani a casa di Isabelle, ogni mattina facevamo una lunga passeggiata di circa venticinque minuti, respirando l’aria di mare, il vento al sapore di salsedine e godendo di un sole quasi estivo. Bello camminare al bordo delle piste ciclabili, dove poter ammirare quanto sia vera la storia della cultura della bicicletta in Olanda.

Arrivati alla stazione di Amsterdam, il ritmo tranquillo di Zaandam può sembrarti un sogno. La realtà che ti si presenta è fatta di un mare di gente, turisti per la maggiore che come greggi si muovono tutte nella stessa direzione. Ecco perché abbiamo optato fin da subito la frequentazione delle vie secondarie, tranne quando obbligati. Lo ammetto, l’impatto è stato devastante! Non era ciò che volevo, troppa gente, smarrita e veloce nei movimenti. Grazie al mio camaleontico adattamento, presto ho superato quella fase, anche se continuavo a combattere con quella parte di me che voleva sparisse tutto quel vociare!

Sto parlando di Amsterdam, non poteva che essere così, lo so!

Per fortuna ha vinto la curiosità di scoprire la città. Le case, le scale strettissime e disconnesse, il Van Gogh Museum, i palazzi pubblici, Madame Tussauds, il Mercato dei fiori, i ‘navigli’, le barche, i coffee shop, i locali (dove facilmente riesci a fare due chiacchiere, in inglese o in tedesco con i vicini di tavolo, se vuoi… Ci è capitato che qualcuno scappasse, saputo che eravamo italiani, gentilmente ci ha detto che, di solito, gli italiani non sanno parlare in inglese, men che meno in tedesco, e che si ostinano a comunicare in italiano facendo un sacco di pantomime. Felice di aver fatto prendere qualche punto alla nostra Italia Ignorante),i negozi di formaggi con le vetrine ricoperte di forme di Gouda, le Vlaams Frites (patatine fritte) con la scelta di almeno 20 tipi di salse, una serie ripetuta di fast food e di grandi marchi di moda (che ti sembra di stare attraversando sempre la stessa strada e… non è colpa di Maria!), le donne in vetrina (che senza sembrare moralista, quale non sono, mi han messo una tristezza, non meno di quella che provo quando vedo le cinesi per strada in Corso Regina a Torino).

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img_4645Il Van Gogh Museum è stato il mio viaggio mistico (come quando un credente va a Lourdes), mi sono immersa total body, e anche con l’anima, nei colori, nelle storie, negli autoritratti, nei paesaggi. E’ stato da pelle d’oca, ho persino dimenticato di essere circondata da una quantità di persone che solo agli Uffizi di Firenze avevo visto.

 

 

 

Tre giorni non sono tanti, ma sufficienti per dare una sbirciatina a una città piena di arte, di cultura, di divertimenti, di meravigliosi quartieri. Dal finestrino del treno mi son chiesta cosa ci fosse aldilà di quelle case. Probabilmente la vera Olanda. Quella che andremo a visitare quando i campi saranno pieni di colorati tulipani, proprio come quelli dipinti da Van Gogh. Se pensate di andarci, mettevi scarpe comode… si cammina un sacco!

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