Spazzatura emotiva? No grazie, faccio la differenziata.

Hudson 100%
Pensiero del mattino e della sera, vicino al mio letto.

Il web è pieno zeppo di pagine, articoli, estratti da libri, frasi, immagini, sul vasto argomento della cosiddetta spazzatura emotiva, personale e altrui. A chi di noi non capita di riversare su un amico, un conoscente o la tizia alla fermata del bus (io l’ho fatto!) una serie di pensieri su situazioni che attanagliano il nostro ego? Ugualmente ci capita di dover dar man forte ad amici, familiari e amanti, ascoltare i loro drammi o psicodrammi. Solo l’esperienza ci aiuta a sopravvivere a queste botte emotive reciproche. E proprio con il tempo, ho imparato ad ascoltare senza assimilare. Non sono una spugna, sono una persona, mi son detta un giorno di tanti anni fa… e difatti questo consiglio, seppur semplice, mi ha aiutata a superare gli attacchi del mondo, di quelle persone  incontrate sul mio cammino che, senza sé e senza ma, hanno aperto i loro pensieri, esternato le loro paure, confessato azioni che mai avrebbero immaginato di fare, senza la minima preoccupazione del carico emotivo trapiantato nell’essere umano, appunto, di fronte a loro. Certo che liberazione parlare e sentirsi come svuotati dai pesi dell’anima. La maggior parte delle volte il fine è solo quello, svuotare il sacco. Nessuno ti chiede un consiglio, una parola di conforto, un ‘Cosa faresti tu al mio posto?’, niente di tutto questo! Solo un numero imprecisato di parole che seguitano incessanti, poi un sospiro e poi il nulla.

Mi sono fatta una ragione anche su questo strano atteggiamento. Una questione egoistica, pensavo in un primo momento. Ma tutto mi è stato più chiaro quando, di spontanea volontà, mi sono buttata avanti, chiosando quelle mille mila parole con un ‘Secondo me, dovresti smetterla di pensare che siano gli altri a farti del male, forse sei tu stesso il problema!’, ecco che questa frase, detta con sincerità assoluta, senza spirito critico, ha visto la fine di una conversazione e, diciamolo, di una relazione interpersonale (non userò il termine amicizia, perché non stiamo parlando di Amici, quelli chiedono spiegazioni). Pufff… spariti nel nulla… parlo al plurale, perché ogni volta che le mie orecchie hanno lasciato spazio alla bocca, producendo quell’unica frase, dopo c’è stato il vuoto. Ah, no no… il momento che ha sempre preceduto quel vuoto è fissato da uno sguardo che parla senza bisogno di parole, che dice ‘Vedi te ‘sta stronza!’. Ora lo so e il vuoto e i silenzi non mi spaventano più. Come si usa nel gergo attuale ‘Ciaone!’.

Tempo fa uno psicologo, ora mio amico, mi disse che ci sono persone col dono dell’ascolto e chi lo possiede deve farne tesoro e non darlo alla mercé di tutti, perché poi la gente se ne approfitta. Già…

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 Amico psicologo, Jago

Questo succedeva prima che io potessi scoprire il suono nella mia testa. Mentre la gente parla, mi assento, inizio ad ascoltare Mozart, Chopin, Beethoven, o i più moderni cantautori italiani, Celona, Consoli, Bianco, Levante, Maria Antonietta, etc… e loro ogni tanto, dai loro testi, tirano fuori la frase appropriata al momento, per esempio:

Tu che dici sono nella verità e ti riempi la bocca…E parli di amore come fosse un insieme di parole e non una serie di atti, uno dietro l’altro allineati (Maria Antonietta, Galassie)

 

La verità non si contiene e non fa sconti di nessun genere, continuerò a fare quello che mi pare, questo è sicuro: […] (Maria Antonietta, Giardino Comunale)

Quanto invidio i tuoi cinque sensi tutti interi.  Quanto invidio i tuoi pensieri così stupidi. (Daniele Celona, La colpa)

Adesso non avrei più quella fretta
perché adesso ho capito
e odio chi è nascosto
ma adoro ritrovarmi (Bianco, Volume)

E’ forse una remota
speranza la felicità?
Godersi il sole in dicembre,
non molto lontano da qui nevica

Non molto lontano da qui
la gente escogita affannose corse
in preda all’ansia di tornare
al punto di partenza e dimentica
il peso della posta in gioco
e il come e il quando mentre fuori piove (Carmen Consoli, Non molto lontano da qui)

Insomma potrei andare avanti per ore, ma basti sapere che i miei pensieri suonano e cantano!

Però ho lo strano dono di ascoltare a priori della musica, quindi saprei anche cosa rispondere, se qualcuno me lo chiedesse…

Oggi mentre partorivo l’idea di scrivere di spazzatura emotiva, ho trovato su internet, un libro dal titolo SMALTIRE LA SPAZZATURA EMOTIVA, sottotitolo Come non scaricarla sugli altri, come non farsela scaricare addosso.

In un primo momento ho pensato che fosse davvero sciocco scrivere un libro del genere! Tutti dovremmo sapere cosa ci fa star bene e cosa invece ci riduce a pezzi. Poi però ho visualizzato quelle persone (di cui sopra)  incontrate sulla mia strada fino ad ora e forse ognuna di loro dovrebbe possederne una copia.

 

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